Dubbi sulla proposta del vicepremier. Il 56% degli italiani si dice contrario. 

E’ scoppiata ormai da alcune settimane una serrata polemica sulla proposta del vicepremier Luigi Di Maio in merito alla chiusura domenicale degli esercizi e dei centri commerciali.

 

12 novembre 2018

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha infatti spiegato la volontà da parte del governo di mettere in atto un meccanismo di turnazione secondo il quale resterebbe aperto solo il 25% dei negozi. La scelta, in questo senso, sarebbe affidata al sindaco di ogni città e ai commercianti stessi. Un’idea che era stata già lanciata in campagna elettorale, ma che non ha trovato il consenso unanime dei membri del Movimento 5 Stelle e degli alleati di governo, suscitando perplessità che stanno facendo ampiamente discutere le parti. Anche perché coinvolti nella questione ci sono i commercianti, i sindaci, i comuni e le associazioni di categoria che non si sono sempre mostrati favorevoli alla proposta. Secondo i sondaggi, tra l’altro, il 56% dei cittadini italiani non sarebbe d’accordo col provvedimento, solo il 16% lo condividerebbe, mentre il 23% sarebbe abbastanza d’accordo. Come ha sottolineato il Codacons, le chiusure domenicali potrebbero determinare la cancellazione di migliaia di piccoli negozi, condannando il pil e l’occupazione a una rapida discesa e favorendo esclusivamente l’acquisto online, in grandissima ascesa con un +13,6% a metà 2018. I 12 milioni di italiani che fanno acquisti di domenica sarebbero così spinti verso l’e-commerce, i piccoli artigiani verrebbero penalizzati, numerosi giovani rischierebbero il licenziamento e il Paese subirebbe una perdita di circa 30-40mila posti di lavoro. 

Ma perché la proposta di Di Maio suscita numerosi dubbi? Innanzitutto di domenica devono essere comunque garantiti i servizi di trasporti, di ristorazione, nonchè quelli di intrattenimento e turistici. Per non parlare dei medici, delle forze dell’ordine, e di tutti gli enti che si occupano della distribuzione di energia elettrica, gas e acqua. Se il vicepremier dichiara che questi settori non sarebbero coinvolti, la proposta potrebbe però trasmettere malumori tra gli inclusi e gli esclusi, alimentando un problema etico non semplice da spiegare alle parti coinvolte. Inoltre il settore del turismo, in Italia, è quello più redditizio nel weekend. Anche solo limitarlo significherebbe meno produttività, la quale verrebbe fortemente danneggiata proprio perchè di domenica si manifesta un rilevante aumento dei consumi così fondamentale per la crescita del Paese. Infine, se il provvedimento del governo sembra legato a un’ondata di nostalgia per il passato, nel mercato del lavoro queste limitazioni appaiono oggi troppo rigide e lontane dai modelli organizzativi dei tempi lavorativi. Esse risultano inoltre immotivate e irrispettose nei confronti dei commercianti che per motivi diversi hanno adesso libertà di scelta del giorno di riposo settimanale. Una legge che obbliga gli esercizi commerciali a chiudere la domenica rischia di non tutelare le esigenze dei cittadini e impedisce di fatto la promozione di un modello pluralistico e autonomo dell’organizzazione dei tempi di lavoro e delle scelte da parte di commercianti e lavoratori. D’altronde le opinioni di Di Maio sono palesi, rispetto al privato. Egli accusa la concorrenza tra i grandi imperi commerciali e i piccoli negozi di intervenire negativamente sui nuclei familiari e boccia le liberalizzazioni in nome di una “maggiore serenità di commercianti e lavoratori”. Da sempre il ministro attribuisce alla privatizzazione un ruolo primario nella crisi economica dell’Italia e ritiene inefficace il processo di liberalizzazione per risolvere i problemi di debito pubblico (come per Alitalia e Ferrovie dello Stato), definendo una scelta perdente quella di vendere asset vincenti del nostro patrimonio per la riduzione del deficit nazionale. Piuttosto sarebbe auspicabile che nei giorni festivi ai lavoratori fosse garantito sempre un salario adeguato favorendo anche politiche di sviluppo sostenibile.

 

Fonte: Ufficio stampa Bonito casa

 

TORNA SU

SEGUICI SU:

Copyright © Bonito Casa 2019 - Tutti i diritti riservati - P.IVA 06285221005 - REA MEDIATORI CCIAA di Roma n.1280477 - MANDATARIO A TITOLO ONEROSO