La notizia. “Nei mesi in cui è scoppiata l’emergenza coronavirus gli italiani hanno depositato sui conti bancari due volte e mezzo il denaro che avevano depositato nello stesso periodo dello scorso anno e tre volte e mezzo rispetto alla media dei precedenti dodici mesi” (Marchesano, Il Foglio)”. È esattamente quello che è successo a me.

Vuoi per necessità, vuoi per prudenza, nel periodo del lockdown ho abbattuto in modo radicale i miei consumi, creando, in termini percentuali, risparmi fantozziani. Faccio sempre così quando mi impongono una parola inglese che mi “spuzza” (copyright Papa Bergoglio). Da apòta storico ho preferito sostituire la Banca con il (mio) materasso. Preferisco dormire sopra i miei eurini fruscianti, necessari per vivere. Non mi fido di affidarli a chi potrebbe rivelarsi un birbante. Se me li ruba un delinquente posso denunciarlo e avere la soddisfazione di farlo condannare, mentre quando me li rubò un certo Premier non potei denunciarlo.Appartengo, anche per età, alla classe sociale dei privilegiati, quelli che campano grazie a pensione/risparmi (il mio caso) ovvero a stipendi dello Stato attraverso i suoi infiniti addentellati. Insomma tutti quelli di noi che pontificano sulla Grande Crisi essendone appena sfiorati. D’altro canto, se non pontifichiamo noi che siamo i più intelligenti e i più colti del Paese, chi lo dovrebbe fare?

Forse quei buzzurri di lavoratori autonomi, partite iva, noti evasori fiscali? A proposito, da tempo mi frulla un pensiero in testa. Mi chiedo: se questi non riaprono più le loro attività, addirittura falliscono in massa, che succede? Certo cessano di essere evasori (e noi proveremo gaudio) ma cessano pure di essere contribuenti (e questo dovrebbe preoccuparci). Peggio, tutti i loro dipendenti finiranno prima disoccupati, poi sul divano di cittadinanza? Dovrà mantenerli lo Stato? Qualcosa di certo mi sfugge.

Avevo letto che costoro erano sì evasori, ma il grosso dell’evasione in termini di valore era rappresentato da altri tre attori:

1. Da quelli di Silicon Valley che le tasse non le pagano proprio, pare per filosofia aziendale. Dimostri loro che devono pagare, metti caso, 2 miliardi di euro dopo 7 anni di cartelle rifiutate e loro che fanno? Si arrabbiano di brutto, i loro legali e lobbisti si scatenano, e dopo anni di cause, lo Stato è costretto a “chiudere il contenzioso” incassando a rate il 10-15% del dovuto. E il nostro Premier se ne vanta pure.

2. Dai Grandi gruppi industriali. Questi di riffa o di raffa qualcosa pagano, pare sempre meno di quanto ricevono sotto forma di contributi, ma tant’è. Ma ora sono in crisi, al punto che chiedono loro prestiti a bassi tassi allo Stato per (udite, udite) pagare gli stipendi ai loro dipendenti e fornitori (detto così sembrerebbero falliti, ma loro sono too big to fail, lo Stato non conosce l’inglese e spesso lo gabbano). Infatti, pare che ci “ricattino”, se non li aiutiamo (dare loro i prestiti) licenziano i dipendenti e non fanno più gli investimenti concordati.

Il finale è segnato, se la crisi si fa più dura questi ci mollano pure le aziende. E dobbiamo pagare i loro asset, non valgono nulla, ma i loro media li spacciano come strategici per il Paese. E sappiamo come finirà.

3. Dalle Organizzazioni criminali che pesano, dicono, per oltre il 50% sull’evasione. Verso costoro tutti noi facciamo discorsi eticamente impeccabili, ci stracciamo le vesti, ma questi quattrini nelle casse dello Stato loro ne versano zero. Certo, se almeno noi, persone colte, non consumassimo i loro prodotti di alta gamma (erba, coca, sesso) sarebbe meglio.

Così, a occhio, il nostro destino come Paese parrebbe segnato. Abbattuti autonomi e partite iva, impossibilità nel contare sui nostri ricchi concittadini cosmopoliti, in termini di tasse apolidi per definizione, il Paese è in cul de sac.. Ormai siamo tutti o pensionati INPS o statali o sdraiati sui divani di cittadinanza o “poveri intermedi” in marcia verso i “poveri totali”.

 

Fonte: nicolaporro.it

 

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